“The Miniaturist”: perdersi tra i canali e i segreti di Amsterdam

di Maria Chiara Giangrande

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Faccio parte di quella categoria di spettatori che – bestie rare – non amano particolarmente l’attesa settimanale e poi annuale tipica delle serie TV.
Se sono molto affamata faccio binge watching di intere stagioni di serie televisive rigorosamente terminate.
Se ho giusto un po’ d’appetito, adoro le sfiziosissime miniserie da poche puntate, mordi e fuggi.
È il caso di “The Miniaturist”, miniserie inglese in due puntate, prodotta e andata in onda sulla BBC subito dopo Natale.
Se già il marchio BBC (sempre garanzia di ottima qualità) non convincesse, basti dire che si parla di una miniserie tratta da un caso editoriale di grande successo del 2015 (cioè il romanzo “Il miniaturista”, scritto da Jessie Burton) – se siete amanti delle trasposizioni televisive dei libri.
È inoltre una serie in costume (e che ve lo dico a fare, ci impazziamo dietro) ambientata nella moderna, ma intransigente, Amsterdam del tardo 1600.
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Protagonista è la giovane Petronella – detta Nella – Oortman (interpretata da Anya Taylor-Joy) che arriva ad Amsterdam per andare in moglie al ricco e conosciuto mercante Johannes Brandt (Alex Hassell), che, sposandola, salva lei e la sua famiglia dalla povertà.
L’arrivo nella sua nuova casa, però, non lascia presagire nulla di buono, poiché Nella vi trova un marito assente e che sembra non avere la minima voglia di sfiorarla con un dito, e una cognata (Marin, magistralmente interpretata da Romola Garai) tetra, scontrosa e fin troppo pia.
Le tiene compagnia la grottesca casa in miniatura che Johannes le dona come regalo di nozze, con lo scopo di decorarla. Inizierà così per Nella lo strano scambio di lettere e pacchetti con un miniaturista della città, che le consegnerà periodicamente oggetti non richiesti, ma che riproducono fedelmente (e spaventosamente) quelli della sua casa, che pure lui non ha mai visto.
Chi è costui? Come fa a conoscere la casa di Brandt? E come fa ad anticipare gli eventi che devono ancora accadere?
Da qui si dipana una storia fitta di intrighi, segreti, scandali ma anche di lealtà incondizionata, tolleranza e giustizia.

La narrazione pecca un po’ di “frettolosità” (forse si sarebbe sviluppata meglio con una puntata in più), lasciando i retroscena delle vite dei protagonisti quasi sconosciuti e non detti (facendoli perdere di profondità) e molti degli eventi superficialmente raccontati, lasciando a volte lo spettatore a chiedersi “E questo come mai è successo?”. Vorrebbe approfondire l’introspezione, ma non ci riesce completamente.

È questa l’unica nota stonata di una miniserie permeata da una conturbante atmosfera dell’Amsterdam seicentesca, perfettamente resa tramite splendide location e accurati costumi.

Se amate i prodotti televisivi in costume, saranno tre ore di piacevole compagnia.

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